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Storia dell’Inferno e del Paradiso

Un giorno un sant’uomo dopo una lunga vita di felicità morì e arrivando davanti a Dio gli chiese: “Se mi fosse concessa una curiosità, mi piacerebbe sapere come sono il Paradiso e l’Inferno”.

Dio condusse il sant’uomo verso due porte.

Ne aprì una e gli permise di guardare all’interno. C’era una grandissima tavola rotonda, nella quale al centro si trovava un recipiente stracolmo di cibo dal profumo delizioso. Il sant’uomo sentì l’acquolina in bocca.

Ma le persone sedute attorno al tavolo erano magre, dall’aspetto livido e malato. Avevano tutti l’aria affamata.

Avevano dei cucchiai dai manici lunghissimi attaccati alle loro braccia, potevano raggiungere il piatto di cibo e raccoglierne un po’ ma poiché il manico del cucchiaio era più lungo del loro braccio non potevano avvicinare il cibo alla bocca.

Il sant’uomo tremò alla vista della loro miseria e delle loro sofferenze.

Dio disse: “Hai appena visto l’Inferno”.

Dio e l’uomo si diressero verso la seconda porta.

Dio l’aprì e la scena che l’uomo vide era identica alla precedente.

C’erano la grande tavola rotonda e il recipiente che gli fece venire l’acquolina. Le persone intorno alla tavola avevano anch’esse i cucchiai dai lunghi manici.

Questa volta però erano ben nutrite, felici e conversavano tra di loro sorridendo.

Il sant’uomo guardò Dio con l’aria confusa.

“Immagino che tu non abbia capito, ma è semplice” rispose Dio. “L’Inferno e il Paradiso sono identici nella struttura, solo che in Paradiso hanno imparato che il manico del cucchiaio troppo lungo non consente di nutrire sé stessi, ma permette di nutrire il proprio vicino. Perciò hanno imparato a nutrirsi gli uni con gli altri! All’Inferno, invece, pensano solo a loro stessi e la loro cecità ed il loro egoismo li condanna a quello che voi definite le pene dell’inferno“.

In questo breve racconto immagino all’Inferno gran parte degli imprenditori italiani.

Esiste un pensiero comune nel business, una metafora globale basata sulla guerra, sulla vittoria, sul io vinco tu perdi.

Vorrei alzare il dito e dire con forza che questo concetto non mi ha mai convinto, perché non mi sono mai sentito di dover vincere.

Poi mi sono trovato tra le mani “Il gioco infinito”, di Simon Sinek, che mi ha illuminato e ha messo in ordine i miei pensieri:

A differenza di quanto avviene in un gioco finito, nel business non esistono un inizio, uno sviluppo centrale e una fine prestabiliti. Benché molti di noi concordino dei precisi intervalli di tempo che permettano di valutare la nostra performance rispetto a quella di altri giocatori – per esempio, l’anno finanziario –, quegli intervalli di tempo rappresentano altrettanti marker all’interno del gioco; nessuno di essi segna la fine del gioco stesso.

Il gioco del business non ha alcuna linea di arrivo, né traguardo.

Nonostante le aziende giochino una partita che non può essere vinta, troppi dirigenti d’azienda continuano a giocare come se invece fosse possibile. Continuano cioè a proclamarsi i «migliori» o i «numeri uno».

[…]

Inoltre:

[…]

Là dove un giocatore dalla mentalità finita realizza prodotti che pensa di poter vendere alla gente, il giocatore dalla mentalità infinita realizza prodotti che la gente vuole acquistare.

Il primo è essenzialmente focalizzato a capire in che modo la vendita di tali prodotti porti vantaggi all’azienda; l’altro, al contrario, si focalizza sui vantaggi che tali prodotti portano a chi li acquista.”

Tra Paradiso, Inferno, vittoria e sconfitta, in vacanza – magari in spiaggia sotto l’ombrellone – possiamo tutti fare le nostre riflessioni per trovare una via che possa contemporaneamente essere buona sia per noi che per gli altri: diventare leader con l’atteggiamento mentale infinito, puntare a costruire un’azienda che semplicemente non resista al cambiamento, ma che da quel cambiamento si lasci trasformare per diventare ancora più determinante nella società in cui vive.

Un leader che prenda coscienza del fatto che quando utilizza i cucchiai dai lunghi manici con la visione della vittoria infinita, ha un impatto incredibile sulla sua gente, sulla sua comunità, sull’economia, sul suo Paese e – in alcuni casi – persino sul mondo intero.

In un mercato saturo e globalizzato il marketing è uno strumento strategico necessario per parlare in modo persuasivo al proprio pubblico. È necessario un sistema che aiuti l’imprenditore a fare scelte consapevoli guardando i dati di mercato. Se sei alla ricerca di punti di vista alternativi, contattaci, oppure prenota direttamente una call di 20 minuti.

About the Author: Fulvia Massaro

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La copywriter che trasforma ogni conversazione in una sales letter. Perennemente insoddisfatta dei messaggi promozionali sui cartelloni pubblicitari, la sua mente è sempre in modalità “copywriting” e vive la sua vita proponendo le migliori “call-to-action” per ogni situazione.

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